Esiste un solo Etna? Con Benanti durante ViniMilo, si è provato a far luce sull’annoso interrogativo. Giovedì 10 settembre, al Centro Servizi, la masterclass dedicata a Benanti ha portato i partecipanti in giro per il vulcano senza muoversi dalla sala, a colpi di Contrada!
A guidare il percorso Agatino Failla, global marketing manager dell’azienda, con il giornalista Federico Latteri. Il messaggio di fondo era chiaro: l’Etna non è un’etichetta unica, ma un mosaico di altitudini, esposizioni, venti e suoli lavici che cambiano da un versante all’altro, e a volte da una vigna all’altra.
Su questa idea Benanti ha costruito grazie all’eredità del cavaliere Giuseppe, la propria identità. Con trenta ettari distribuiti sui quattro versanti, la storica cantina etnea è oggi l’unica a produrre vini da contrada da ogni lato del vulcano: da Randazzo e Rovittello a nord, fino a Milo a est, da Viagrande a sud-est a Santa Maria di Licodia a sud-ovest. Una scelta che permette di raccontare l’Etna intero attraverso una sola mano.

C’è poi un nome che pesa nella storia del vulcano: Pietra Marina. È stato il Carricante di Benanti a mostrare al mondo che i bianchi etnei sanno sfidare il tempo, aprendo la strada a quella fama internazionale che oggi li colloca tra le grandi espressioni bianche d’Italia. In masterclass, l’annata 2021 ha confermato la lezione: ancora giovane, ma già profonda, tra fiori di ginestra, miele e agrumi. Proveniente da vecchie viti (oltre 90 anni) ad alberello nella Contrada Rinazzo a Milo, sul versante est dell’Etna, a circa 800 metri di altitudine
Ma il viaggio in nove calici è partito dai bianchi del 2024. Contrada Cavaliere Etna Bianco Doc 2024, allevamenti in quota, ha offerto equilibrio e una spalla acida ben disegnata; Monte Serra Etna Bianco Doc 2024 ha regalato effluvi di erbe aromatiche e brezza di mare, ed è forse la pià bella sorpresa del nostro assaggio; Contrada Rinazzo Etna Doc Bianco Superiore 2024, che gioca in casa a Milo, ha chiuso il trittico con avvolgenza, sapidità e lunga persistenza, foriere di longevità.
Il passaggio ai rossi, debutta col Nerello Cappuccio Terre Siciliane Igt 2024, cappuccioin purezza, solo acciaio, ha sorpreso per la facilità di assaggio, dove frutto e spezia, con pepe nero e tannino, si susseguono gentili. Poi la sequenza dei Nerello Mascalese: Contrada Cavaliere Etna Rosso Doc 2024 dritto e strutturato, Contrada Monte Serra Etna Rosso Doc 2024 più disteso e fresco, Contrada Dàfara Galluzzo Etna Rosso Doc 2024 floreale e verticale, e Contrada Calderara Sottana Etna Rosso Doc 2024 potente e balsamico, a chiudere con il tannino più pieno.
Più che una semplice degustazione un racconto di famiglia che è diventato ormai storia dell’Etna con l’impressione di aver letto il vulcano come un libro a capitoli, dove ogni contrada ha la sua voce e Benanti ha il merito di averle date tutte a chi sa ascoltare.












