Ci sono sere in cui il vino diventa narrazione pura. “Incontri” nasce esattamente così: come un format pensato da Benanti, in collaborazione con Sarzi Amadè, per trasformare una cena in un racconto fatto di territori che si osservano, si annusano, si assaggiano.
La prima puntata, è un colpo di scena annunciato: la Champagne più gastronomica di Domaine Alexandre Bonnet che sale sul vulcano per incontrare l’anima profonda dell’Etna. Impeccabile il padrone di casa Salvino Benanti che ha accolto monsieur Arnaud Fabre, ed i numerosi ospiti nell’iconica Sala dei Quadri di Tenuta Monte Serra, insieme a Rocco Pugliese per Sarzi Amadè.

I riflettori si accendono su @domainealexandrebonnet, maison faro della Côte des Bar e voce autorevole del Pinot Nero a Les Riceys. Qui il vitigno si fa materia elegante e vibrante, cucita su misura per la tavola. Monsieur Arnaud Fabre porta con sé una visione netta: Champagne da gustare seduti, non distrattamente in piedi; vini nati per corteggiare i piatti, dialogare con le consistenze, sfidare le trame gustative.
Nel calice, il Blanc de Noirs “Les Vignes Blanches” 2019 entra in scena come un bisturi di finezza: taglia il palato con la sua verticalità, distende una scia salina, mette ordine nel piatto esaltandone i dettagli. Al suo fianco, il Rosé “Les Contrées” 2019 gioca di charme: piccoli frutti rossi, pepe rosa, una struttura che non teme il confronto con ingredienti intensi e preparazioni ricche. Due Champagne che non cercano il ruolo di “apertura”, ma rivendicano quello di protagonisti gastronomici.

A controcanto, l’Etna di Benanti risponde con due firme che sono dichiarazioni di intenti. Contrada Rinazzo 2022 Etna Bianco Superiore è la voce alta e tesa del Carricante: agrumi scolpiti, sale, un’allungo minerale che sembra arrivare direttamente dalle radici affondate nella sabbia vulcanica. Serra della Contessa Particella 587 Etna Rosso Riserva è invece il lato più profondo e misterioso del Nerello Mascalese: trama fine, tannino cesellato, sfumature fumé e ferrose che raccontano secoli di lava e di storia in ogni sorso.

La cucina, quella dei resident chef Enrico Rinaldi e Gianluca Sottile, diventa il palcoscenico dove tutto questo prende forma. La cena gourmet non è una semplice sequenza di portate, ma una partitura pensata per giocare su equilibri sottili: la spinta acida e l’eleganza degli Champagne, la mineralità e la complessità dei vini etnei, la profondità dei sapori nel piatto. Apprezzata la scelta degli chef di proporre la “Sarda a beccafico con patate ed arancia” piatto della tradizione rivisitato con gusto e sapienza.

Sapido ed accogliente il “Ditale ceci, cozze, alga wakame e black lime”, seguiti dalla sorprendente eleganza dell’“Agnello con topinambur e cardoncello”, a chiudere un immancabile “Selezione di formaggi pregiati” in onore dell’ospite francese. Ogni abbinamento è un match studiato al millimetro, in cui bollicine e vulcano si alternano nel ruolo di spalla e protagonista, creando un ritmo gustativo che tiene il pubblico agganciato fino all’ultimo calice.

Sul fondale di questa messa in scena c’è la regia discreta ma decisiva di Sarzi Amadè, selezionatore e distributore che da anni costruisce ponti tra le grandi firme del vino, francesi e italiane. La scelta di far incrociare il cammino di Domaine Alexandre Bonnet e Benanti non è casuale: è la volontà di mettere a confronto due terroir forti, due linguaggi enologici chiari e senza compromessi, in un contesto che invita a scoprirli senza filtri.

“Incontri” ha preso così forma come un ciclo destinato a crescere, cambiare protagonisti, spostare geografie, ma mantenere intatta la sua essenza: la celebrazione del dialogo tra territori, storie e visioni del vino. Ogni appuntamento sarà un nuovo capitolo, un nuovo asse da esplorare, sempre con l’idea che il vino non sia mai un monologo, ma una conversazione continua tra chi lo produce, chi lo serve, chi lo racconta e chi lo beve.
Quando la Champagne abbraccia l’Etna, succede questo: il calice diventa un microfono, la tavola un palcoscenico, e “Incontri” l’invito ad accomodarsi in prima fila. Perché certe storie, prima ancora di leggerle, vanno ascoltate nel tintinnio dei bicchieri.













