Il tradizionale appuntamento firmato Tenute Nicosia che da anni intreccia il Metodo Classico etneo con la vocazione più segreta del vulcano, ha confermato la vocazione dell’Etna ad essere oltre che una vera montagna, un privilegiato affaccio sul mare.
A precedere la serata evento di Bolle in Vigna, un press tour ha condotto giornalisti italiani e internazionali tra i paesaggi della tenuta e non solo, per raccontare il territorio prima ancora che nel calice: le colate laviche divenute terrazzamenti, l’altitudine che scolpisce l’acidità dei vini, la fatica di una viticoltura che qui è, letteralmente, eroica.

Ogni edizione di Bolle in Vigna si concede un’angolazione inedita sul mondo delle bollicine. Quest’anno il filo conduttore — “Spumanti Vista Mare” — ha voluto smontare un pregiudizio diffuso: che il grande Metodo Classico sia terreno esclusivo dei climi continentali. Vigneti costieri, isole, affinamenti che scendono sott’acqua: la rassegna ha dimostrato come la brezza salmastra e le note iodate possano diventare firma stilistica tanto quanto l’altitudine e l’escursione termica a cui l’Etna ci ha abituati.
Dopo i saluti del padrone di casa Graziano Nicosia e di Francesco Chittari, per l’associazione Spumanti dell’Etna, a condurre il pubblico in questo viaggio è stata Daniela Scrobogna, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Italiana Sommelier, con una masterclass in degustazione alla cieca su otto etichette provenienti da isole, coste mediterranee, oceani lontani e persino cantine subacquee. Un esercizio che ha spostato l’attenzione dalla domanda abituale — dove nasce questo vino — a una meno scontata: che rapporto ha con l’acqua che lo circonda.

Le otto etichette in gara hanno tracciato da sole la geografia del tema: dal Metodo Classico ligure di Lunae al Sosta Tre Santi 60 Mesi di Tenute Nicosia, dal sudafricano Desiderius Pongrácz al rosé di Gorghitondi, dalla Malvasia vulcanica delle Canarie firmata El Grifo fino al Rosato Extra Brut della stessa Nicosia, per chiudere con lo Champagne “-52” di Chloé Marie Cottakis e con l’Ischia Bianco Spumante “Underwater” di Tommasone — primo Metodo Classico del Sud Italia affinato sott’acqua. In sala, i racconti diretti dei protagonisti — da Jamin UnderWaterWines all’enologo Tonino Guzzo per Gorghi Tondi, fino a Maria Carella, artefice della crescita internazionale di Tenute Nicosia — hanno attraversato tre continenti e altrettante filosofie di affinamento, confermando che il mare, più che un confine, è oggi un moltiplicatore di stile per il Metodo Classico contemporaneo.

Con le prime luci della sera cambia il registro. La tradizionale sciabolata di benvenuto ha dato il via al Sosta Tre Santi Party, richiamando centinaia di persone arrivate da tutta la Sicilia e non solo. Ai banchi d’assaggio, il racconto del mare è proseguito con coerenza: le ultime sboccature della linea Sosta Tre Santi — Blanc de Noirs, Blanc de Blancs e Rosé — hanno dialogato con gli Etna DOC di Monte Gorna e Monte San Nicolò, mentre le etichette di Jamin UnderWaterWines, affinate in collaborazione con centri di ricerca universitari, hanno offerto un assaggio quasi sperimentale. Ferrari Trento ha portato l’eleganza delle bollicine trentine, in un parallelo che ha arricchito senza sovrapporsi all’identità etnea della serata, mentre la selezione di DalleVigne ha completato il quadro con champagne ed etichette nazionali e internazionali.

Non c’è festa etnea senza tavola, e Bolle in Vigna lo sa bene. Lo chef Salvo Baudo e la brigata de L’Osteria di Cantine Nicosia hanno guidato un’area food corale, insieme al pane artigianale di Forno Biancuccia, alla pizza d’autore di Lele Scandurra con L’Evoluzione POP, alla proposta del Ristorante Zàgarà, alle conserve ittiche di Testa Conserve e ai salumi e formaggi di Altagamma Gran Tour del Gusto — con il mixology corner di Gin Ionico a chiudere il cerchio. Le performance della compagnia Cafè Express e il Talking Corner di Living in The City hanno accompagnato la serata fino al DJ set, protratto ben oltre la mezzanotte.

Non solo bollicine: la scommessa rigenerativa:
Dietro la festa, però, Bolle in Vigna ha lasciato intravedere anche il volto più strategico di Tenute Nicosia. Nel corso della manifestazione, L’agronomo Alessandro Lo Genco, ha raccontato la scelta dell’azienda di puntare sull’agricoltura rigenerativa, definendola senza mezzi termini il futuro del comparto: non basta più produrre, bisogna ripristinare. Per Tenute Nicosia questo significa lavorare su più fronti insieme — rese più alte e maggiore produttività, certo, ma anche il benessere socioeconomico di chi lavora la terra e delle comunità che la abitano, la capacità di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico, la tutela e il ripristino della biodiversità, la salute dei suoli e la conservazione delle risorse idriche. Un modello che l’azienda sta già mettendo in pratica concretamente, e non solo a parole: sul fronte della biodiversità, ad esempio, ha scelto di monitorare la presenza e la salute degli impollinatori nei propri vigneti, segno che la vera posta in gioco, per l’Etna di domani, si gioca tanto in cantina quanto tra i filari.
Alla settima edizione, Bolle in Vigna conferma la propria identità di appuntamento imprescindibile per l’Etna: non solo una notte di bollicine, cibo e musica, ma un momento in cui la ricerca enologica si fa festa collettiva senza perdere profondità.












